Rassegna Stampa






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La lente
Il crac della banca Mb davanti al Tar
Corinna De Cesare

Udienza rinviata al prossimo 2 marzo con l'invito, formulato dai giudici, a presentare ulteriore documentazione. Si aggroviglia ancora di più la matassa dei fili che porta a Banca Mb, l'istituto sottoposto alla procedura di amministrazione straordinaria da oltre 16 mesi. Procedura contro cui l'ex presidente Mario Aramini, insieme ad alcuni soci e figure di rilievo del vecchio management, ha formulato un ricorso. L'udienza è stata rinviata ma sembrerebbe che ieri i giudici della terza sessione del Tar Lazio abbiano chiesto all'Autorità di vigilanza i report mensili dei commissari inviati in Via Olona. A questo punto, dopo il licenziamento collettivo dei 112 dipendenti e il blocco dei pagamenti deciso da Bankitalia, si apre un nuovo capitolo del caso della «boutique d'affari» con 360 milioni di debiti. Che potrebbe riservare delle sorprese visto che gli avvocati dei ricorrenti, Enrico Molè e Natalino Irti, si starebbero preparando a presentare un'istanza sospensiva dell'amministrazione straordinaria. Perché il 2 marzo, data decisa dal giudice per rigettare o  accogliere il ricorso, è ben oltre quell'8 gennaio entro cui dovrebbe chiudersi il commissariamento.
La decisione del Tar arriverebbe a quel punto dopo l'eventuale liquidazione della banca su cui i tre commissari starebbero lavorando.

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Il documento
L'ispezione di Bankitalia: i 50 clienti privilegiati della Mb di Milano
Corinna De Cesare

MILANO - Governance sbilanciata, crediti concentrati su pochi nomi e «incagli» non segnalati all'autorità di vigilanza. Sono queste le conclusioni della Banca d'Italia nel documento dell'ultima ispezione a banca Mb, che ha poi portato al commissariamento dell'istituto milanese di via Olona, da 16 mesi in amministrazione straordinaria. Un documento che mette in evidenza in primo luogo il ruolo «pervasivo» dell'allora presidente dell'istituto, Mario Aramini, in un «contesto gestionale e organizzativo gravemente irregolare». Da cui intende mantenere le distanze Fabio Arpe («me ne sono andato nel novembre 2007 perché non condividevo la nuova politica del lending»). Il verbale cita «impieghi» (passati nel 2008 da 70 a 429 milioni) e affidamenti a un numero ridotto di «prenditori», collegati con la banca in cui Aramini operava prima, cioè Unicredit. L'ispezione segnala «sostegno a soggetti con evidenti sintomi di difficoltà» (vedi Burani). Ma non solo. Si
parla di «finanziamenti ad alcuni clienti per oltre 10 milioni per acquistare azioni di nuova missione della banca stessa nell'ambito dell'aumento di capitale dell'aprile del 2008». «Ai maggiori 50 clienti – scrive Bankitalia - fa capo il 70% dell'erogato» con un importo medio degli affidamenti di sei milioni circa. Segnalata un'esposizione verso soci e soggetti collegati che a fine 2008 «si attestano ad almeno un terzo dell'erogato». Tra i motivi dell'amministrazione straordinaria, «incagli per 50,5 milioni» pressoché totalmente non segnalati a Bankitalia e 30 milioni depositati da amministratori di sei società ormai in commissariamento. E poi la parentesi San Marino: il mancato rinnovo, a fine 2008, di certificati di deposito per 36 milioni avrebbe generato alla banca Mb «un urgente fabbisogno finanziario che è stato fronteggiato solo grazie al reperimento di fondi presso banche di San Marino per 42 milioni, con modalità che hanno anteposto l'indifferibile esigenza di acquisire provvista, al rispetto delle norme dell'antiriciclaggio». A questo verbale, Mb ha presentato delle controdeduzioni. Nel frattempo i commissari proseguono il loro lavoro e dopo il «congelamento» dei conti pare stiano valutando un'offerta di Centrale Finanziaria del valore di 20 milioni. Continuano anche le riunioni tra i vecchi soci di Mb guidati da Giuseppe Garofano: al vaglio l'ipotesi di creare una cordata per salvare l'istituto. I 112 dipendenti licenziati hanno messo le loro facce sul web come in un reality, con la scritta «eliminato» e lunedì mattina si riuniranno in presidio davanti alla sede milanese di Bankitalia. Nella prima settimana di dicembre ci sarà anche un'udienza al Tar del Lazio, perché lo stesso Aramini, insieme ad alcuni soci, si è opposto all'amministrazione straordinaria. «Non c'è animosità contro Bankitalia - spiega proprio Aramini - ma se ci fosse una possibilità di essere rimborsati...». Sulle accuse di operazioni sospette, Aramini dice «lo escludo»,
ma quando gli si chiede del ruolo «pervasivo» di cui è accusato si irrigidisce: «Lo capisce l'italiano? Sono fuori da due anni e so solo che quello che ho fatto è regolare».


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LA CENTRALE FINANZIARIA GENERALE RILEVEREBBE L'ISTITUTO DOPO LA CESSIONE DEI CREDITI
Valori offre 20 mln per Banca Mb

Accanto alla società romana potrebbero restare alcuni soci dell'ex boutique commissariata, come Colleoni, a loro andrebbe il 20%. Unicredit interessata a rilevare per 270 mln gli attivi, che valgono 420 mln nominali
Fabrizio Massaro

Ci sono circa 20 milioni di euro sul piatto per salvare Banca Mb dallo spettro della liquidazione coatta amministrativa. Li ha messi, con una proposta finora non vincolante, è la Centrale Finanziaria Generale presieduta da Giancarlo Elia Valori e guidata dall'amministratore delegato Giambattista Duso, da tempo interessata a rilevare la dissestata banca milanese nata tre anni fa dalla fusione tra Novagest di Fabio Arpe e la vecchia Banca Mb, per conquistare la tanto agognata licenza bancaria che già una volta la Banca d'Italia aveva rifiutato di concedere. L'istituto milanese, commissariato dal luglio del 2009 e ora affidato a Bruno Inzitari, Luigi Moncada e Marco Zanzi, è ormai alle strette: il commissariamento scade l'8 gennaio 2011 (dopo questa data sarà dichiarata la liquidazione coatta amministrativa), i conti dei circa 2 mila clienti sono stati congelati e ci sono 420 milioni di crediti, già prudenzialmente svalutati a circa 380 milioni per le esposizioni soprattutto verso Burani e Norman, a fronte di debiti dell'istituto per 360 milioni (secondo indiscrezioni 200 verso clienti, 130 verso banche, 30 in titoli) e 65 milioni di patrimonio netto. Serve un aumento di capitale per fare fronte ai gravi errori gestionali compiuti dal vecchio management guidato dal presidente Mario Aramini, ma gran parte dei vecchi soci non intende versare altro capitale. Per uscire dall'impasse e rispettare i diktat imposti da Bankitalia fin dal commissariamento (come rivelato da MF-Milano Finanza del 18 luglio 2009), la sola strada è passare la mano a un nuovo socio. L'unica trattativa seria avviata è quella con la Centrale di Valori. Secondo quanto riferito da fonti a conoscenza del dossier, la holding romana avrebbe messo sul piatto circa 20 milioni per la sottoscrizione di un aumento più corposo rispetto al capitale minimo richiesto dalla Banca d'Italia, circa 6,5 milioni. L'offerta di Valori sarebbe per il 100% del capitale ma si starebbe valutando la possibilità per alcuni soci storici, a cominciare dai maggiori come Gastone Colleoni, di restare nell'istituto sottoscrivendo parte dell'aumento di capitale, fino a una quota complessiva di circa il 20%. Gli altri soci principali di Mb erano Giuseppe Lovati Cottini, Miro Radici, Zeno Soave, Vittorio Coin, mentre sono ormai fuori gioco Banca Arner (2,8%) e Mariella Burani Fashion Group. Questo scenario è comunque praticabile solo alla condizione che vengano ceduti i crediti dell'istituto e conseguentemente che si proceda anche a un ridimensionamento del personale. La trattativa per i crediti è in corso con Unicredit, che avrebbe offerto di rilevare gli attivi dell'ex boutique milanese per 270 milioni, una cifra considerata bassa da alcuni soci ma sulla quale ci sarebbero margini di manovra. Gli impieghi dell'istituto ammontano a circa 420 milioni: secondo il verbale di Bankitalia, il 65% era concentrato presso immobiliaristi (sembra soprattutto romani), mentre il 95% degli affidamenti era stato disposto attraverso scoperti di conto corrente. I clienti sono in maggioranza medie imprese del Lombardo-Veneto. Gran parte di questi clienti sarebbero esposti anche con Unicredit, istituto da cui proveniva Aramini, già direttore generale di Unicredit Banca d'Impresa: da qui deriverebbe l'interesse di Piazza Cordusio. Secondo alcune fonti a conoscenza del dossier, su questi crediti potrebbe infatti accendersi una partita contabile legata al meccanismo delle sofferenze allargate. Se venissero iscritti a sofferenza da Banca Mb, la segnalazione in Centrale Rischi spingerebbe anche gli altri istituti creditori a dover valutare la posizione. Secondo altre fonti che studiano il dossier, si tratterebbe comunque di un problema limitato e aggirabile, in quanto Unicredit è molto più in grado di valutare le esposizioni dei clienti e comunque non si determinerebbe un passaggio automatico a sofferenza dei debiti dei clienti sui libri di tutte le banche esposte.



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PRESENTATA UNA NON BINDING OFFERING CON LO SCOPO DI RILEVARE L'ISTITUTO COMMISSARIATO

Si apre uno spiraglio per Banca Mb

La Centrale Finanziaria non conferma, ma tra i commissari c'è ottimismo. Entro breve la proposta formale per l'acquisto del controllo. L'8 gennaio scadrà il termine della procedura.
Andrea Montanari

Tempi stretti per il possibile salvataggio di Banca Mb. Mercoledì, infatti, secondo quanto appreso da fonti finanziarie da MFMilano Finanza, la Centrale Finanziaria Generale avrebbe formalizzato ai commissari Bruno Inzitari, Luigi Moncada e Marco Zanzi una non binding offer sulla banca d'affari. Una mossa che dimostra come la società presieduta da Giancarlo Elia Valori e guidata dall'amministratore delegato Giambattista Duso sia interessata a portare a termine l'operazione riferita da MF-Milano Finanza il 21 ottobre scorso. Il percorso si dovrebbe completare in un arco temporale ristretto perché la Centrale si starebbe preparando a presentare ai commissari l'offerta per l'acquisizione della maggioranza assoluta di Banca Mb. La notizia del deposito dell'offerta non vincolante circola da qualche ora in ambienti vicini alla procedura e ai commissari, mentre dalla Centrale Finanziaria Generale si preferisce non commentare l'indiscrezione. La tempistica, in questa operazione, è fondamentale perché l'8 gennaio scadono i termini della procedura concorsuale visto che l'8 luglio scorso il Tribunale di Milano aveva concesso una ulteriore proroga all'attività dei commissari Moncada e Zanzi (ai quali si è aggiunto da neppure un mese il terzo professionista, Inzitari). La scadenza di gennaio è improcrastinabile perché la gestione commissariale non può essere ulteriormente prorogata. Per cui le opzioni sul tavolo dei commissari sono soltanto due: la vendita che garantirebbe la prosecuzione dell'attività e il mantenimento della licenza bancaria di Mb o, in alternativa, la cessazione dell'attività che fatalmente passerebbe dalla liquidazione coatta amministrativa. Inzitari, Moncada e Zanzi si trovano a gestire la boutique finanziaria nata diversi anni fa per iniziativa di Fabio Arpe che al 30 giugno scorso presentava un patrimonio netto di quasi 65 milioni con crediti per 391 milioni (al netto delle svalutazioni) e debiti complessivi per 360 milioni. L'esposizione è frammentata tra quella bancaria (200 milioni), quella dei titoli in circolazione (30 milioni) e quella dei depositanti (130 milioni). In ballo c'è poi anche l'opzione di acquisto di crediti per 40 milioni da parte delle banche: in pole position ci sarebbe Unicredit. Un'opzione fondamentale per il salvataggio di Banca Mb che però si renderebbe superflua nel caso di acquisizione da parte de La Centrale
Finanziaria Generale. Intanto, i commissari hanno provveduto nelle scorse settimane ad avviare la procedura di licenziamento per l'intera forza lavoro di Banca Mb: in tutto si tratta di 112 dipendenti. Con ogni probabilità, comunque, il destino della boutique finanziaria milanese mai decollata si conoscerà già nei prossimi giorni.
(riproduzione riservata) Bruno Inzitari


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Banca Mb, lavoratori in presidio contro i licenziamenti

Pausa pranzo in presidio per i lavoratori di Banca MB, questa mattina a Milano, a difesa del posto di lavoro. Gli amministratori straordinari hanno infatti avviato la procedura di licenziamento per 112 lavoratori (tra quadri e impiegati) per cessazione dell’attività. Un triste epilogo per la merchant bank nata nel 2006 dall’integrazione con NovaGest Sim di Fabio Arpe.

 Arpe, primo amministratore delegato, nel 2007 aveva fatto posto a Mario Aramini, ex UniCredit, e Fabrizio Sartirano, ma il 10 luglio 2009 era arrivato il commissariamento su ordine della Banca d’Italia dopo alcune ispezioni che avevano evidenziato un grave rischio di liquidità e l’apparente anomalia dell’aumento di capitale di 70 milioni di euro del 2008, e dopo una perdita, nello stesso anno, di 6,6 milioni di euro.

Alberto Ceci, della Rsa per conto di Fisac-Cgil, spiega a MilanoToday: “Non sappiamo se c’è possibilità di salvare la banca, ci interessa soprattutto salvare i posti di lavoro. Chiediamo alla Banca d’Italia di intervenire direttamente per attivare i fondi emergenziali a cui, come lavoratori, abbiamo contribuito”. E sui crediti che Banca MB potrebbe vantare: “UniCredit s’era interessata ad acquisirli, ma poi non se n’è fatto niente, probabilmente perché i 430 milioni di euro dichiarati non sono tutti facilmente riscuotibili, e poi perché molti clienti di Banca MB sono già, per altri motivi, clienti di UniCredit”.

 E continua: “Si tratta di una situazione difficile, qui lavorano molti giovani professionisti capaci che però fanno fatica a tenere i clienti giustamente spaventati da una situazione in amministrazione straordinaria senza evoluzioni da 16 mesi”.

Eros Lanzoni, segretario milanese di Fiba-Cisl, aggiunge: “In teoria i fondi emergenziali sono due: il prepensionamento anticipato, che qui non è possibile perché i lavoratori sono piuttosto giovani, e lo stipendio all’80% per 24 mesi. Anche questo non è possibile al momento, perché l’azienda deve finanziarlo al 50% ma non è in grado perché manca di liquidità”.

 E sulle possibili vie d’uscita “la Banca d’Italia potrebbe mettere in liquidazione Banca MB, ma non lo fa perché potrebbe provocare reazioni a catena su tutto il sistema. Potrebbe però, e finora non ha risposto in merito, intervenire al posto dell’azienda per finanziare lo stipendio all’80% per 24 mesi”.

 Nonostante la settimana scorsa sia arrivato sul tavolo dei commissari l’interessamento di L a Centrale Finanziaria Generale, gruppo finanziario presieduto da Giancarlo Elia Valori, è al momento improbabile che un soggetto esterno possa acquisire Banca MB e salvarla. E domattina, in azienda, è prevista un’assemblea dei dipendenti per decidere come proseguire la lotta.

 Intanto da Parma arrivano possibili echi giudiziari. La società locale di trasporti, Tep, allora presieduta da Tiziano Mauro (che s’è dimesso in questi giorni), nel 2009 aveva versato 8,5 milioni di euro a breve termine presso Banca Mb, ma non era riuscita a ottenere il rientro di quasi tutto il denaro investito.

La bufera più pesante è però verso Andrea Costa, presidente di Stt, la Società di Trasformazione del Territorio istituita nel 2009 dal Comune di Parma per razionalizzare la regia delle municipalizzate che erogano i servizi comunali. E’ emerso che Costa sia socio di Banca Mb attraverso una società di cui ha 3 milioni di euro di quota, e la magistratura parmigiana sta indagando su un presunto prestito milionario che Costa si sarebbe fatto concedere proprio da Banca Mb. Nel frattempo il Comune ha nominato un direttore da affiancare a Costa dimezzandone di fatto il ruolo in Stt.

 L’opposizione però non ci sta. Giorgio Pagliari, capogruppo Pd al Comune di Parma, dichiara a MilanoToday: “Il sindaco Vignali ha dimostrato una sconcertante mancanza di decisione nel chiedere ragione di quanto emerso ai responsabili di Tep e Stt, ha dichiarato di non essere stato al corrente dei dettagli quando i giornali parlavano delle perdite di Banca MB”.

 Continua Pagliari: “A monte di tutto, è incomprensibile che la società dei trasporti abbia investito milioni di euro in una banca che perdeva soldi, era in amministrazione straordinaria e aveva avuto ispezioni. Ora c’è da sperare nel miracolo di salvataggio di Banca MB, altrimenti è denaro perso che potrebbe generare una crisi nei trasporti di Parma. La Tep si è infatti già indebitata con banche locali e sono a rischio i posti di lavoro”.


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Banca Mb: annuncia licenziamento dei 112 dipendenti 
Finanza

Milano, 2 nov. (Adnkronos) - I commissari di Banca Mb, in amministrazione straordinaria dal luglio 2009, "constatato l'insuccesso delle strategie perseguite per la rimessa in bonis dell'Istituto, hanno convocato le organizzazioni sindacali e hanno comunicato l'avvio della procedura ex articolo 18 contratto collettivo nazionale di lavoro del credito". Ne danno notizia la Fisac Cgil e la Fiba Cisl.
"L'intervento - proseguono i sindacati - che riguarda la totalita' dei dipendenti (112 lavoratori), comporta di fatto l'avvio della procedura di licenziamento collettivo. Nel corso dell'incontro i commissari hanno inoltre comunicato l'attuale non disponibilita' all'attivazione di qualsiasi ammortizzatore sociale".
"I lavoratori riuniti in assemblea - concludono i sindacati - constatata l'assoluta gravita' della situazione, determinatasi nonostante sedici mesi di amministrazione straordinaria, e la chiusura di ogni spazio negoziale, hanno deciso di avviare tutte le azioni di lotta a sostegno dell'occupazione e per la tutela dei loro diritti".


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Milano, licenziati i 112 dipendenti di Banca Mb

"I commissari di Banca Mb, in amministrazione straordinaria dal mese di luglio 2009, constatato l'insuccesso delle strategie perseguite per la rimessa in bonis dell'Istituto, hanno convocato i sindacati e hanno comunicato l'avvio della procedura ex art. 18 ccnl credito. L'intervento, che riguarda la totalità dei dipendenti, 112 lavoratori, comporta di fatto l'avvio della procedura di licenziamento collettivo". Ne danno notizia in una nota la Fisac Cgil e la Fiba Cisl di Milano.

"Nel corso dell'incontro - si legge nel comunicato sindacale - i commissari hanno inoltre comunicato l'attuale non disponibilità all'attivazione di qualsiasi ammortizzatore sociale. I lavoratori riuniti in assemblea, constatata l'assoluta gravità della situazione determinatasi nonostante sedici mesi di amministrazione straordinaria e la chiusura di ogni spazio negoziale, hanno deciso di avviare tutte Ie azioni di lotta a sostegno dell'occupazione e per la tutela dei loro diritti".


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CASO TEP-STT
Banca Mb licenzia 112 dipendenti

Iguai, per Banca Mb, sono come le partite: non finiscono mai. Nei giorni scorsi la merchant bank milanese, sempre più vicina al capolinea anche se si vocifera di un possibile salvataggio da parte di Centrale finanziaria generale Spa, ha inviato a 112 dipendenti, dirigenti compresi, la lettera di licenziamento, senza prevedere, accusano i sindacati, alcun ammortizzatore sociale. Un licenziamento tout court che verrà contestato mercoledì prossimo, quando davanti alla sede di Banca Mb in via Olona si svolgerà un sitin di protesta. Il discusso istituto di credito, di cui è socio ed era stato membro del Cda l'attuale presidente di Stt Andrea Costa, è balzato agli onori della cronaca nazionale per essere stato commissariato nel luglio 2009, a causa dei suoi bilanci in rosso e della «apparente anomalia», rilevò Bankitalia, dei prestiti ai soci per sottoscrivere l'aumento di capitale. Ma negli ultimi tempi si è guadagnato un posto in prima fila pure sui giornali parmigiani a seguito della speculazione finanziaria decisa dal presidente di Tep, Tiziano Mauro, che gli ha affidato 8,4 milioni di euro un mese prima del commissariamento. L'operazione, sulla quale la procura ha aperto un fascicolo, ha portato al siluramento di Mauro dalla presidenza dell'azienda dei trasporti pubblici parmensi, ma resta il problema del recupero dei 7,4 milioni rimasti nelle mani di Banca Mb. Un rientro che vista la situazione dell'istituto potrebbe complicarsi ulteriormente. La notizia dei licenziamenti ha riacceso la polemica, tanto cheil  gruppo consliare del Pd è tornato a chiedere al sindaco la testa di Costa: «Ci vuole ancora altro per prendere atto (e trarre le dovute conseguenze) di tutto ciò che questo significa in ordine alla impossibilità della permanenza del Presidente ed ex Direttore di STT Holding Spa a capo della stessa e di Alfa Spa?». Perché, accusa l'opposizione ricordando le parole del procuratore Gerardo Laguardia, «Costa era al corrente dell'operazione».



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La lente
Mb al capolinea, licenziati anche i banchieri
C.D.C.

«Un nuovo modo di fare banca». Lo slogan dell'istituto di credito Mb, fondato da Fabio Arpe, è ancora in homepage sul sito internet. Nel frattempo in questi giorni 112 tra quadri e dipendenti della Banca, hanno ricevuto le lettere di licenziamento. Collettivo. Dopo più di un anno dal commissariamento della «boutique d'affari», tutti a casa. La storia di MB (nata nel 2006 dalla fusione tra la Novagest e la Banca MB nel cui consiglio di amministrazione figuravano tra gli altri Giuseppe Garofano, Giovanni Burani, e Zeno Soave) sembra avviata al capolinea. Le carenze dell'istituto, evidenziate da Banca d'Italia, e l'esposizione con alcuni paradisi offshore come San Marino, sono stati letali. I sindacati annunciano un presidio mercoledì prossimo nella sede milanese dell'istituto di via Olona: «Non avremo né outplacement né ammortizzatori sociali» dice Massimo Bertami, RSA della Fiba Cisl. Sul tavolo dei commissari straordinari nominati da Palazzo Koch, Luigi Moncada, Marco Zanzi e Bruno Inzitari, sembrerebbe arrivata un'offerta formale da parte de La Centrale Finanziaria Generale. Il partner per la risalita?